Veneto Banca, parte la class action

Class Action Veneto Banca

Il 2016 è sicuramente stato per gli azionisti Veneto Banca l’anno in cui hanno dovuto prendere definitivamente consapevolezza che il loro investimento in azioni VB è diventato carta straccia.
La loro odissea è iniziata dopo la prima metà del 2013 quando sono stati presentati i dati di chiusura annua del bilancio 2012 con la prima perdita di esercizio dal 1997 (dati a nostra disposizione), una perdita di quasi 40 milioni, che fu ampliamente giustificata dal contesto macroeconomico derivante dalla crisi dei debiti sovrani del 2011 e dall’onda lunga del fallimento della Lehman Brothers (e dei titoli sub prime) del 2008.
Anzi, confrontando la perdita media del mercato e delle altre banche quotate in quel periodo, la VB apparentemente era riuscita a passare indenne quegli anni di fortissima crisi, con un sorprendente ulteriore incremento del valore delle azioni che raggiunsero quell’anno il loro valore massimo di 40,75 euro.
Anche questa circostanza convinse ulteriormente i clienti di una apparente bontà e stabilità dei conti della banca, inducendo molti a investire ulteriori risparmi in quell’investimento che anno su anno “non perdeva mai”. Infatti fu proprio il 2013 l’anno in cui venne emessa l’obbligazione convertibile/convertendo con cedola al 5% che offriva una “apparente” ottima opportunità anche a tutti gli obbligazionisti, molti dei quali erano assolutamente ignari, insieme agli stessi dipendenti di banca che la proponevano ai loro clienti, che la direzione centrale della banca aveva già in mente fin dalla sua emissione di convertire le obbligazioni in azioni prima della scadenza naturale del 2017, nel disperato tentativo di coprire i buchi di bilancio e di patrimonializzazione della banca (come è stato ampliamente dimostrato dalla pronuncia della Procura di Roma che ha in mano l’inchiesta).
A metà 2014 si è poi appreso che anche il bilancio 2013 aveva chiuso con una perdita di oltre 96 milioni e il prezzo dell’azione VB, per la prima volta, era sceso a 39,50. Nel frattempo i detentori di queste obbligazioni si ritrovarono, dall’oggi al domani, a diventare azionisti VB, con un conseguente incremento non voluto della concentrazione azionaria e su un titolo non quotato. La situazione iniziò quindi a precipitare con l’approvazione del bilancio 2014 (avvenuta a metà 2015) con una perdita di 968 milioni e ulteriore perdita si registrò poi nel bilancio 2015 (approvato nel 2016) per altri 882 milioni.
Da quel momento (2014/2015) iniziarono i primi veri tentativi di vendita delle azioni che vennero puntualmente non eseguite o eseguite solo parzialmente dichiarando che la motivazione principale era legata al fatto che la Banca d’Italia e la Bce avevano bloccato il fondo interno di riacquisto. Solo nel 2016 si è poi scoperto dalla stampa che nella vendita delle azioni non fu seguito l’ordine cronologico di presentazione delle domande di vendita, ma in realtà furono prima agevolati “i soliti” amici illustri.
Per concludere velocemente la cronologia dei fatti, l’azione passò da 39,5 a 30 euro, ci fu quindi un aumento di capitale e le ulteriore perdita con conseguente mega svalutazione, in conseguenza della quale il prezzo dell’ azione fu portato ad un prezzo teorico prima di 7,3 euro (con teorico diritto di recesso, ma effettivamente non esercitabile) per poi finire ad un teorico 0,1 euro, senza più nessuna possibilità di vendita.
Come si apprende da numerosi organi di stampa e newsletter sull’argomento, in questa evidente situazione di falso in bilancio, aggiotaggio, false comunicazioni, perizie inappropriate, acquisto di azioni vincolate ad erogazione di mutui e finanziamenti e possibili ordini non adeguati al profilo del cliente…etc.. il risparmiatore truffato avrà bisogno di essere assistito da una struttura legale professionale che sia in grado di rappresentare in pieno e fino in fondo i suoi interessi. Abbiamo quindi cercato di fare chiarezza sulla situazione attuale, le varie alternative e le possibili soluzioni con lo studio legale più rappresentativo e con la maggiore esperienza in “cause collettive” in Italia, lo
studio legale TLC Lawyers dell’avvocato Sergio Calvetti. Con una esperienza ultra quindicennale nelle cause collettive in Italia, è sicuramente stato uno dei primi “attori” ad occuparsi della svalutazione delle azioni VB (inizio 2014) e Banca Popolare di Vicenza e a presentare una dettagliata denuncia e querela di 63 pagine al tribunale già nel Dicembre 2015.
Proprio grazie a questo puntuale e preciso esposto la procura di Roma, insieme alla guardia di finanza, ha potuto indirizzare i propri periti nella ricerca puntuale dei reati e ha potuto, in un tempo relativamente breve, pronunciarsi favorevolmente emettendo un ordine di arresto per l’ex amministratore delegato (ora ai domiciliari) e sequestrando cautelativamente i beni di alcuni membri della direzione centrale della banca.

Avvocato Calvetti, quando è iniziata la vostra causa collettiva contro la banca e come è stata impostata?
La causa collettiva è iniziata nel 2015 in concomitanza con il primo esposto in procura e con la presentazione delle denunce dei nostri clienti che avviene, ancora oggi, mediamente ogni mese. Attualmente rappresentiamo oltre 3000 azionisti di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza. Secondo la nostra esperienza il diritto degli azionisti al risarcimento del danno subito rispetto all’intero prezzo corrisposto per l’acquisto delle azioni, trova le proprie ragioni nell’erronea valutazione del valore delle azioni delle due banche popolari, conseguente alle falsità dei documenti contabili forniti dai consigli di amministrazione e nella responsabilità di chi ha determinato e certificato il valore finale delle suddette azioni.
Quindi, ancora prima di analizzare la correttezza della mifid e della corretta modalità di sottoscrizione del singolo ordine di acquisto da parte del cliente, ci siamo concentrati sull’elemento cardine: il cliente, se avesse avuto la reale consapevolezza della disastrosa situazione patrimoniale della banca, coperta appositamente con falsi bilanci e relative certificazioni della società di revisione, avrebbe mai acquistato o mantenuto le azioni?
Ovviamente no.
Oggi, con la puntuale istruttoria della procura di Roma e il provvedimento cautelare precitato, è stato dimostrato che i nostri esposti e le nostre tesi/denunce sono assolutamente fondate e veritiere e che la scelta di improntare la nostra causa su elementi oggettivi ad oggi individuati, analizzati e ponderati dai periti, presenta oggi una maggiore e oggettiva valenza probatoria difficilmente contestabile e riconducibile a reati ben più gravi e importanti rispetto alla singola possibile contestazione della modifica della mifid (da parte del consulente di filiale) o della non adeguatezza dell’ordine di sottoscrizione.

In questi mesi abbiamo visto molte figure professionali, studi legali e associazioni (Confconsumatori, Altro consumo, Adiconsum, aduc …etc.…) muoversi intorno agli azionisti, tutti promettendo con modalità differente di tutelare i loro interessi e aiutarli nel recupero del mal torto. Anche il vice presidente della Banca Pop. Vicenza (consorella di sventura di VB) ha annunciato un piano volontario della banca di parziale ristoro delle perdite ai loro azionisti, Lei cosa ne pensa?
Penso che ogni azionista è libero di essere rappresentato dalla struttura di cui più si fida e che meglio lo potrà rappresentare. Per quanto riguarda la BPV, la notizia è stata smentita dall’interessato il giorno dopo a radio 24. In ogni caso, non bisogna assolutamente confondere il tentativo di conciliazione, che viene “venduto” dalle banche come una loro volontaria concessione, quando invece è un obbligo di legge; infatti nelle prossime settimane ci sarà un “tavolo di conciliazione”, obbligatorio e propedeutico alla successiva causa, dove saranno presenti tutte le parti chiamate in causa, incluso noi. Ovviamente riteniamo, contrariamente ai vari proclami e intenti della banca da un lato e di alcune associazioni dall’altro, che non si giungerà a nessun tipo di accordo che possa soddisfare realmente e pienamente i risparmiatori. Per ottenere un vero e reale risultato l’unica via è quella giudiziale.
Attenderemo quindi la chiusura delle indagini che, secondo indiscrezioni, dovrebbero avvenire entro Natale, con la conseguente richiesta di rinvio a giudizio e partenza del procedimento penale verso aprile/maggio contro tutti i responsabili augurandoci che la contestazione sia di “associazione per delinquere” perché questo è avvenuto. A quel punto ci costituiremo parte civile nel procedimento penale, puntando ad ottenere un pronunciamento risarcitorio, immediatamente esecutivo, da parte del giudice con la chiusura della causa penale. Quali consigli può dare a tutti quegli azionisti in preda alla rassegnazione anche per le prospettive dei tempi e dei costi di un avvocato?
In un paese come l’Italia dove la legge sulla Class action ha escluso gli azionisti da possibili azioni, non resta che partecipare alle azioni collettive poiché diversamente, i costi sarebbero proibitivi. Così partecipando con altri all’azione giudiziale possono ripartirsi i costi e puntare, quindi, al risultato condividendolo col professionista in grado di sopportare con strutture adeguate questa attività di gruppo. Il mio studio, ad esempio, si è sempre prestato a queste iniziative accollandosi i rischi della vertenza concordando col gruppo di azionisti il riconoscimento di una percentuale pari al 15% di quanto incassato dal singolo azionista. Unica ed esclusiva spesa euro 250,00 più IVA per il costo di fascicolazione e segreteria di gestione telematica e cartacea. Direi quindi che, per l’azionista derubato dei propri risparmi questa iniziativa rischia solo di fargli recuperare se non tutto una parte del mal tolto.

In questi giorni ci è stato segnalato da un azionista di aver ricevuto un invito cartaceo di adesione, da parte di uno studio di avvocati, che ipotizzava un possibile recupero dell’investimento effettuato, compreso tra il 50 e l’80%.Voi quale tempistica prevedete e quale importo si potrà recuperare?
Si tratta di una stima non semplice poiché coinvolge molteplici variabili; possiamo dire che per la tempistica la chiusura della pratica non vorremmo farla coincidere con i tempi processuali e che dovrebbe presumibilmente avvenire prima di qualsiasi operazione straordinaria di vendita o fusione di VB con un altro istituto di credito. L’ex amministratore delegato, il consiglio di amministrazione e quindi la banca (ora controllata dal fondo atlante) per bilanci falsi, false comunicazioni, aggiotaggio e irregolarità nella modalità di vendita delle azioni stesse, di cui agli art. 2049 cod.civ. (responsabilità di padroni e committenti) , ex art 2621 cod.civ. e art 2637 cod.civ.
La società di revisione PWC per aver certificato i bilanci senza alcun rilievo in ordine ai contenuti patrimoniali e reddituali, ex L. 39/2010 e d.lgs. 28/2010. Consob e Banca d’Italia per gli omessi e tardivi controlli.
Il riconoscimento finale che noi siamo fiduciosi di ottenere dal giudice, in considerazione delle nostre precedenti esperienze e sentenze a noi favorevoli, potrebbe essere verosimilmente quello da Lei citato. In ogni caso non
sarà solo un risarcimento monetario, ma anche una vittoria morale e, speriamo, un monito per le amministrazioni delle altre banche. Sollecitiamo quindi tutti gli azionisti che si sono rassegnati alla perdita dei propri risparmi investiti nelle azioni di queste due banche ad aderire alle innumerevoli iniziative volte alla loro tutela, al riconoscimento dei lori diritti, e al recupero dei loro risparmi.

Fonte Finanza Operativa www.finanzaoperativa.com