Choc Veneto Banca Bruciati 2,8 miliardi

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Il valore dell’azione è precipitato a 7,30 euro

Veneto Banca, i risparmiatori si risvegliano vedendo bruciati 2,8 miliardi di euro di valore dell’istituto. E col paradosso della Borsa come unica speranza per vendere le azioni. Che intanto, in un colpo, hanno perso un altro 76%, dopo il 20% in primavera. Lo choc è enorme intorno alla popolare di Montebelluna, con i suoi 40.600 soci veneti su 88 mila, all’indomani dell’ok in cda, l’altra sera alle 23, del prezzo di recesso, fissato a 7,3 euro, rispetto ai 30,5 di aprile. È il valore che la banca dovrebbe pagare ai soci che chiedono di uscire nel passaggio da popolare a spa, che dovrà esser approvato in assemblea il 19 dicembre.

Diritto che resta sulla carta. Veneto Banca, che è al di sotto dei limiti nella dotazione di capitale, ha usato la possibilità posta dalla riforma delle popolari di limitare il rimborso con fondi propri, per non bruciare patrimonio. «In tutto e senza limiti di tempo », come ha stabilito il cda. Ovvero: niente recesso. Soluzione che azzera anche uno dei motivi centrali per il no alla spa, in un’assemblea rovente. E la Borsa unica via d’uscita incentiva i soci a dire sì a spa e quotazione. O almeno chi potrà metter soldi nell’aumento di capitale, per limitare le perdite. Aumento che si profila molto conveniente. Se il recesso di 7,3 euro è il valore della banca, tenendo conto degli sconti tipici degli aumenti, tra il 30 e il 40%, la prospettiva è un’offerta a 5 euro; e di un’opzione di 2 azioni per ogni vecchia. Partendo da un valore di 30 euro, e aggiungendone altri 10, si arriverebbe a una media di 13 euro ad azione. E si potrà sperare in rialzi, nella prospettiva di una banca resa scalabile dal mancato tetto del 5% al voto. Diverso per chi non potrà fare l’aumento e avrà perdite su un’azione che peserà un terzo rispetto a prima. Fin qui siamo al razionale.

Perché sull’assemblea rischia di scaricarsi la rabbia dei soci. Le associazioni sono in fibrillazione e preparano anche proposte radicali. Come l’avvocato trevigiano Sergio Calvetti, che ha raggiunto il migliaio di clienti patrocinati tra Vicenza e Montebelluna. E che propone di restare popolare scendendo sotto il limite degli 8 miliardi, con la scissione dei rami bancari. Ma i toni sono duri per tutti. «L’impressione è che la banca sia già venduta - dice Giovanni Schiavon, presidente dell’Associazione azionisti -. Emergono responsabilità sempre più incalzanti. Non cederemo le armi. La prima emergenza è una soluzione con la banca sui diecimila nuovi soci entrati con l’aumento di capitale 2014, quando l’invendibilità delle azioni era chiara: sono i più penalizzati. E poi si valuterà - ma con realismo - azioni civili o penali. Non ci piace la linea dura; ma non ce la metteremo via». «La strategia è chiara: stanno facendo di tutto per vendere la banca - sostiene anche Matteo Cavalcante, portavoce dei grandi azionisti di Per Veneto Banca, che hanno costituito il patto di consultazione con 12 soci sul 4% delle azioni -. Ma oltre la rabbia, dobbiamo rimanere freddi: a gennaio scatta il bail-in. Ora è necessario salvare la banca, con tre sì».

Ma le preoccupazioni per la caduta del valore delle azioni si sentono anche su altri fronti. Come sui fidi alle microimprese, spesso garantiti anche da azioni di Veneto Banca; aprendo al rischio di richieste di rientro. La popolare fa sapere che non ci saranno ripercussioni, visto che, per sé, le proprie azioni possono essere solo un asset generico a cui metter mano in caso di problemi; ma la preoccupazione è forte tra gli artigiani. «Il problema di reintegrare le garanzie è serio - dice il presidente di Confartigianato Treviso, Renzo Sartori -. Oltre agli artigiani che per avere fidi hanno dovuto acquistare in cambio azioni e ne pagano lo scotto. Il tema è caldo specie a Castelfranco, area di sovrapposizione delle due popolari». Già, perché ora l’attesa da Montebelluna si sposta a Vicenza. Che dovrà anch’essa fissare il recesso, nella via parallela che porta a spa, aumento e Borsa. Certo, c’è tempo per le valutazioni: l’assemblea per la spa sarà a marzo. Ma per dare una dimensione di dove si va a parare, forse basta in prima battuta una proporzione. Se si applica a Vicenza il ridimensionamento che ha visto le azioni di Veneto Banca scendere da 30,5 a 7,3 euro, ci si può attendere che il prezzo da 48 plani in un’area vicina a 12.

04 dicembre 2015 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Federico Nicoletti